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In Kenya, Sol.Id. Onlus è impegnata nella raccolta fondi e nel sostegno della comunità “With Love Women Make”, un progetto che nasce per aiutare i ragazzi kenioti nella loro terra, dare loro lavoro e pagare gli studi universitari. Tutto nasce creazione di una piccola falegnameria dove i ragazzi possono lavorare mentre le donne della comunità invece hanno deciso di cimentarsi nella creazione di collane e accessori femminili, borse e pantaloni.

L’intento di Solidarités Identités è fare in modo che non vivano di stenti e, quando possibile, incentivarne gli studi. Attraverso la vendita diretta in Italia dei manufatti etnici prodotti dalle donne keniote, Sol.Id. Onlus intende promuovere lo sviluppo autonomo di questa comunità in modo che preservi, mettendo in atto attività solidali sostenibili, la propria identità e indipendenza senza dover sottostare alle logiche del mercato globale.

A marzo 2021, inoltre, Solid ha dato avvio a una nuova missione solidale nell’arcipelago di Lamu. La comunità di Kiwayu è stata raggiunta da circa un quintale di generi alimentari proventi dall’Italia che serviranno per risolvere, momentaneamente, il grosso problema problema alimentare della zone.

IL VILLAGGIO

L’isola di Kiwayu è parte di una serie di isole in forma di arcipelago a brevissima distanza dalla costa continentale Orientale e all’interno di una riserva marina di competenza Kenyota ad una distanza di circa 40 miglia marine dal confine settentrionale Somalo ubicato a Kiunga.

Il villaggio fronteggia una piccola spiaggia di approdo su una sopraelevazione di pietra corallifera e conta su una popolazione stimata in 600 abitanti dei quali circa un terzo bambini al disotto dei 10 anni.  L’abitato composto principalmente di strutture costruite con frammenti e blocchi di corallo fossile , manca di acqua corrente e di energia elettrica e di un sistema fognante. La popolazione e’ integralmente musulmana di etnia Bajuni , una combinazione etnica tra i colonizzatori Omaniti e i Bantu’ dell’interno.

Lamu archipelago
l’arcipelago di Lamu

SICUREZZA E UN PO’ DI STORIA RECENTE

Non esiste nell’area dell’arcipelago Lamuense una criminalità autoctona e i reati contro persone e patrimonio sono irrilevanti per numero e tipologia. Assenti anche tensioni di ordine tribale mentre il rapporto tra gli autoctoni e il governo centrale di Nairobi poggia generalmente su basi di reciproco riconoscimento il quale si esprime in una moderata autonomia locale e una datata e rodata tolleranza religiosa. Si consideri in merito che la nazione è diffusamente cristiana a fronte di una regione costiera e solo alcuni margini territoriali, di fede islamica.

L’isola soffre invece del riflesso di un problema storico che risale alla conclusione del secondo conflitto mondiale, quando, il tracciamento delle linee di confine ha, spesso, privato o avvantaggiato questa o quell’altra nazione o comunità locale nel processo di nation building. A parere somalo il confine costiero sale a settentrione, grosso modo, in prossimità del fiume Shebele a breve distanza da Kismayo. La diatriba ha provocato spesso sconfinamenti aggressivi ed incursioni da parte di un banditismo frontaliero primitivo e sanguinario (Shiftas) che ha devastato per anni e fino in profondità il territorio Kenyota. La qualità della sicurezza nella regione è verticalmente crollata nel ’91 con la guerra civile e con il confuso movimento di rifugiati e di armamento leggero oltre un confine poroso per circa 700 chilometri .

disputa marittima tra Kenya e Somalia
disputa marittima tra Kenya e Somalia

A seguito dell’11 Settembre l’incontro tra banditismo ed integralismo musulmano è sembrato inevitabile, con Al Qaeda che ha disseminato l’arcipelago di militanti “in sonno” pronti ad attivarsi a comando. Alcuni catturati legati all’attentato al WTC di NY del 2001 vivevano da aeree a pochi minuti di navigazione da Kiwayu, profondamente integrati nella popolazione autoctona.

La progressiva reazione Statunitense è culminata nella costruzione della base militare “Simba” le cui luci di sicurezza sono visibili dall’isola di Kiwayu. Da questa base, partono gli attacchi con i droni oltre confine, atterrano truppe e materiali strategici e si organizzano rapide operazioni di commando contro le milizie di Al Shabab, forma ancillare di Al Qaeda. La base Simba è stata attaccata da consistenti drappelli di miliziani di Al Shabab  il 5 gennaio 2020 . L’operazione ha provocato la distruzione di diversi velivoli a terra e la morte di perlomeno un militare americano e due contractors.

US airstrike in Somalia

 Storicamente la crisi più recente ancora in corso è da attribuirsi alla invasione Kenyota, sponsorizzata dagli Usa, culminata con l’occupazione di Kismayo e con la operazione Sledge Hammer che ha portato ad una vittoria relativa contro Al Shabab il 28 Settembre 2012.

Da quel momento il Kenya si è trasformato un bersaglio costante delle milizie fondamentaliste che a loro volta sono assurte al ruolo di movimento di liberazione. Il villaggio di Kiwayu è uno dei tanti dell’arcipelago che anno sofferto e soffrono per le periodiche incursioni, per gli ossessivi controlli dell’antiterrorismo via terra e per mare e per il declino di un turismo che si mantiene timidamente attivo in prossimità di Lamu, ma resta totalmente assente verso Nord come da istruzioni dei governi di appartenenza. Come in altri conflitti la popolazione, soprattutto quella di confine, viene compressa tra il sospetto di complicità dalle forze governative, dell’antiterrorismo e di collaborazione con le istituzioni dalle milizie integraliste nelle loro incursioni oltre confine.

L’ECONOMIA

Il villaggio di Kiwayu rappresenta perfettamente il modello di piccola comunità di pescatori diffuso ovunque nel mondo, afflitto dalla pesca industriale principalmente Cinese, dal riscaldamento evidente dell’oceano, dalla esclusione dalle rotte turistiche principali, dal costo proibitivo dei carburanti, dall’abbandono dei metodi tradizionali di costruzione delle imbarcazioni, dalla impossibilità economica di conservare con la refrigerazione il pescato a scopi micro commerciali, e dalla emigrazione dei suoi abitanti più giovani verso centri abitati che offrano maggiori prospettive.

Si tratta di un modello ripetitivo con pochissime variazioni dall’Asia all’America Latina, dal Medio Oriente all’Africa. Kiwayu è un villaggio povero nel senso generale del termine. La popolazione adulta, nella sua maggioranza, trascorre le sue giornate in una sorta di attesa perenne, una inattività che ha già colpito sotto il profilo psicologico la maggior parte dei suoi abitanti caduti con evidenza in una depressione diffusa. La richiesta del mercato di manufatti legati al Cocco -stuoie, contenitori, ceste, tegole, Copra ecc. – diminuisce con il tempo, sostituendo l’elemento naturale con la plastica.

La mancanza di un pascolo fosse anche di sostentamento e la mancanza di denaro ha eliminato totalmente l’allevamento minimo che  un tempo provvedeva al latte e ad un minimo di carne. Anche il pollame è scarso e insufficiente ad una qualche compensazione. In breve, si assiste ad una agonia che potrebbe essere fisiologica e quindi accettabile se gli abitanti non fossero di fatto imprigionati per ragioni logistiche economiche e ambientali in una dimensione che da generosa è, nell’arco storicamente breve di mezzo secolo, diventata ostile se non letale.

LA SALUTE

Una economia violentemente depressa provoca, in una comunità isolata in un contesto mono-risorsa, un fisiologico declino dello stato di salute. Allo stato attuale delle cose e secondo l’unica infermiera ancora in attività alle dipendenze della amministrazione distrettuale e da un esame preliminare del Dr. Starvaggi (IT) presente nell’ultima missione Sol.Id , la popolazione si nutre essenzialmente di riso privo di qualsiasi condimento affiancato da pesce spesso secco e altrettanto raramente da carne. Lo zucchero scarseggia e così il The. Il latte UHT, è acquistato all’esterno in sacchetti di tetrapak in quantità soggette alla disponibilità endemicamente scarsa di denaro .

L’unica frutta disponibile in quantità generosa è la noce di cocco la cui acqua contiene elettroliti preziosi e una polpa nutriente  ma non è sufficiente a sostenere una popolazione essenzialmente giovane e rispondere alla necessità di una varietà indispensabile. I casi di diabete sono straordinariamente alti per l’alto valore glicemico del riso, le carenze vitaminiche, caloriche e proteiche abbassano difese e apporto di energia.

La tubercolosi colpisce in alta percentuale. Sorprendente il numero di patologie cardiache considerando la media di età della popolazione . Nel modestissimo dispensario l’infermiera presente illumina i pazienti nei casi notturni di emergenza con la torcia del cellulare. Mancano le batterie per l’impianto solare. Un puerpera deve per essere trasportata in ospedale a quaranta miglia nautiche di distanza reggere un viaggio via mare di minimo due/tre ore con mare discreto e molto più durante la stagione del monsone a bordo di imbarcazioni lente spesso a propulsione eolica per raggiungere un ospedale fatiscente nel quale i pazienti devono acquistare anticipatamente le terapie assegnate dopo approssimativi esami da parte di personale puntualmente modestamente qualificato in strutture sovra affollate crogiolo di infezioni. Ogni operazione di minima complessità chirurgica deve essere eseguita a Mombasa o Nairobi previo pagamento.

Nella impossibilità di risolvere le problematiche mediche della popolazione si ricorre indipendentemente dalla natura delle patologie al paracetamolo e questo spiega l’incidenza di gastriti e ulcere e a risultati terapeutici spesso prossimi all’effetto placebo. E’ evidente che il tipo di nutrizione è largamente responsabile delle condizioni di salute della comunità di Kiwayu e che questa dipende dalla disponibilità di generi alimentari la quale a sua volta richiede una economia locale anche minima che pare essere totalmente assente. Una concatenzaione quindi comune a questo tipo scenario che tuttavia indica una traccia potenzialmente se non universalmente applicabile. 

Possiamo considerare Kiwayu un esempio quasi iconico del declino e della progressiva distruzione intercontinentale delle piccole comunità costiere legate tradizionalmente alla micro economia della pesca. I maggiori consumi, proporzionali all’incremento della popolazione  avrebbero dovuto auspicabilmente favorire una certa organicità tra l’industria ittica e le comunità di pescatori tuttavia,  la logica del consumo massivo sbilanciato, legato saldamente soprattutto alla quantità “industriale” e ad una logistica di profitto fulmineo con i suoi danni collaterali, non lascia spazi di manovra a realtà “Tradizionali”. L’Oceano Indiano è già da lungo tempo un sorta di “Costa dei Barbari” dove si combattono conflitti geostrategici a bassa intensità, sul quale le marine da guerra di mezzo mondo si esercitano e quelle commerciali competono inquinando sulle rotte del greggio. 

Dal Golfo di Aden al Canale del Mozambico un vascello di qualsiasi stazza se isolato rischia costantemente l’assalto delle lance di pirati pesantemente armati e straordinariamente aggressivi in un fenomeno che supera di gran lunga quello del XVI secolo. Su tutto, dominano le navi industria cinesi equipaggiate di impianti giganteschi di lavorazione del pescato. Queste, sterilizzano di fatto le acque che navigano con metodi da sfruttamento selvaggio di una risorsa che vive in una dimensione nella quale il confine tra il territoriale e extraterritoriale è labile e spesso pretestuosa. I piu’ giovani sognano di salire sulle lance munite di motori 400 Cavalli Yamaha  che ogni giorno sfrecciano verso nord a Raskiamboni cariche del Quat, una blanda anfetamina vegetale della quale la Somalia da sempre non può e non vuole fare a meno in una tossicomania di massa che sposta un milione di dollari al giorno lungo la costa. Di recente, sulle stesse lance, si trasportano anche alcuni involucri di Eroina raffinata male, arrivata sul versante Orientale del continente dopo un lungo viaggio dalla Nigeria. Poca cosa ma, sempre più spesso, si incontrano ragazzi che hanno lo stesso aspetto  di altri a Bangkok o a New York . Una sostanza che riempi gli spazi lasciati dal chimico e che a meno di trenta euro al grammo ha un grande futuro in Africa.  

Mentre il mare si svuota nel profondo, il clima, oltre la strumentalizzazione liberal progressista, conosce una congiuntura forse fisiologicamente ciclica ma reale e questo, significa un innalzamento delle temperature dell’acqua e lo “sbiancamento’’ delle barriere coralline comuni nel sud del mondo cioè, elimina il pescato accessibile da chi non possiede una tecnologia da cattura impiegabile in mare aperto. La ricorrente scarsità di pioggia, riduce al minimo le coltivazioni che non conoscono nella zona alcuna rotazione e che quindi esauriscono i terreni sabbiosi i quali, peraltro,  non hanno mai conosciuto fertilizzanti per via del loro costo inaccessibile alla popolazione locale.

Le siccità ricorrenti (una gravissima è in corso mentre scriviamo) esclude ogni allevamento. A Kiwayu esiste solo un pozzo da dove l’acqua viene trasportata nel villaggio a dorso d’asino. Il villaggio attinge acqua ad alta salinità in quanto, la falda acquifera sottile,  non può sostenere il fabbisogno idrico dei 600 abitanti in mancanza di precipitazioni. Il governo Kenyota pare sideralmente distante dalle proprie provincie periferiche 

L’AMBIENTE

Nel corso delle due missioni, Sol.Id. ha aggiunto al cibo consegnato, materiali da pulizia quali bidoni dei rifiuti, rastrelli e sacchi di raccolta,  rispondendo ad una richiesta del Maestro della scuola del villaggio. In qualche modo si è contribuito a migliorare la raccolta dei piccoli rifiuti  ma il problema è più vasto e riguarda la plastica. La qualità delle acque marine è ancora buona nel tratto Keniota ma l’oceano porta a Kiwayu bottiglie, infradito, tappi, vecchi spazzolini da denti, come quasi ovunque ai margini degli Oceani . Non parliamo di pochi pezzi colorati ma di un problema ambientale legato alla frammentazione degli oggetti nelle aree coralline, alla ingestione ecc.

La ricaduta vede i villaggi costieri vittime ancora una volta di politiche produttive remote dalle quali non traggono alcun beneficio economico peraltro. Un infradito sopravvive decenni prima di “diluire” in un elemento inquinandolo nel profondo e in modo invisibile . Possiamo raccoglierlo e bruciarlo ma questo sprigiona diossina e nella sua riduzione, solidifica e si riduce in forma molto più’ resistente al tempo e agli elementi dopo essere “Colato” nel terreno . Quando su 250 bambini la meta’ soffre di carenza vitaminica e nel villaggio si muore di infarto come a Los Angeles , il destino di una bottiglia di plastica può sembrare irrilevante ma conta e soprattutto quando è la qualità dell’ambiente a favorire un flusso turistico selettivo e remunerativi per le comunità locali.

Nell’ultima missione di Sol.Id. abbiamo preso accordi con i ragazzi della squadra di calcio del villaggio per una collettiva operazione  di raccolta della plastica e di concentrazione in punto prestabilito a breve distanza dal centro abitato. Allo scopo abbiamo lasciato ad un responsabile un buon numero di sacchi da raccolta. Infine abbiamo preso accordi per ottenere a titolo gratuito uno ‘’Shredder’’ cioe’ uno strumento capace di ridurre quasi in polvere la plastica di spessore medio piccolo . Si studia ora un sistema per distruggerla permanentemente nel modo piu’ sostenibile. Escluso il riciclaggio per ragioni logistiche. In cambio di questa collaborazione la locale squadra di calcio chiede che noi si fornisca le magliette della squadra, il che, rivela il guasto interpretativo della questione che non possiamo certo risolvere sul piano dell’immediato.

Gli abitanti di Kiwayu non sono agricoltori ma l’isola è solo parzialmente sabbiosa e il trasporto di una certa quantità di suolo scuro adatto alla coltivazione implica una logistica elementare dalla terra ferma che dista molto poco. Risolto anche parzialmente il nodo della desalinizzazione dell’acqua salmastra e installando a basso costo un sistema di irrigazione a goccia su una superficie non superiore agli 8000 mq e quindi due acri o se si preferisce meno di un ettaro, Kiwayu potrebbe quantomeno provvedere a nutrire se stessa bilanciando drasticamente la dieta degli abitanti con verdure fresche e legumi.

Sempre all’irrigazione è legata la possibilità di piantare alberi da frutta  e da legname. Le condizioni metereologiche abituali  consentono risultati miracolosi in questa area soprattutto con la frutta , mai esposta a temperature basse o troppo alte. Le precipitazioni monsoniche non sono distruttive e così la forza dei venti.