Solid ha dato avvio in Armenia nel luglio del 2021 ad un nuovo fronte per la solidarietà. Nel contesto geopolitico, il popolo armeno è coinvolto in un’invasione da parte dell’Azerbaijan, coadiuvato da Turchia e Israele. Al centro del conflitto ci sono le importanti risorse minerarie armene e il percorso del gasdotto che da Baku arriva fino in Puglia.

Solid, insieme ai volontari francesi di Solidarité Armenie, ha donato materiale medico, materiale agricolo e generatori di elettricità alle popolazioni che vivono nei villaggi al confine nella zona del Tavush. La regione vede l’esercito azero violare i confini armeni che continuamente provoca con sparatorie e colpi di artiglieria rivolti a militari e civili.

Nel prossimo futuro, le due associazioni di volontariato continueranno ad aiutare i civili e i profughi dei villaggi al confine con progetti di sviluppo locale che contribuiscano a rafforzare gli insediamenti umani mediante allevamento e agricoltura.

“Nonostante l’interesse dei media internazionali sulla questione armena sembra si sia dissolto con la tregua di novembre, dopo 40 giorni di conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’eterna contesa del Nagorno Karabakh, in questi ultimi giorni è tornata la tensione lungo il confine dei due stati. Arrivando alcuni giorni fa nella capitale Erevan con i volontari della missione umanitaria franco-italiana guidata da Solid Onlus e Solidarité Arménie, parlando con la gente e seguendo i media locali, abbiamo potuto apprendere fin da subito che la situazione tra Armenia e Azerbaijan è tutt’altro che tranquilla. Mentre il Nagorno Karabakh è ormai una sempre più ridotta e isolata enclave armena, completamente circondata dalle milizie azere che ne stanno devastando siti sacri e archeologici e con i soldati russi a tutelare uno stretto corridoio umanitario per gli armeni, salendo il confine verso nord, il conflitto non sembra terminare.”